Lettera di “una cittadina naufraga” sul sito Telefree.it. “Io sono Nessuno, come Ulisse nell’antro di Polifemo. E come Nessuno sono arrivata in capo al mondo, ho sfidato il mondo, la furia di Nettuno, il Sole, i giganti, Lestrigoni e Ciclopi, e ho vinto. Solo nella mia città, questa città che ha tanto il sapore di una lontana Itaca, non sono arrivata, non sono stata ascoltata, non ho avuto la mia possibilità. Perché? Perché io sono Nessuno, non sono l’ ‘amica di’, la ‘cugina di’, per questo sono rimasta lontana, e il mio seppure non domato spirito ho sospinto al largo per fuggire l’insidia. Ma in fondo a questo cuore ho sempre saputo che né Calipso, né Circe il mio animo hanno piegato, che a nulla giova un ricco splendido albergo a chi vive in terra straniera. E ora finalmente sento che il vento ha cambiato direzione, che forse torna a gonfiare le vele, che offre a chi è naufrago l’opportunità di superare il canto mendace delle Sirene e tornare a crederci, e a sperare. Per questa speranza rinata allora chiediamoci di cambiare il mondo. E se non possiamo cambiare il mondo, allora chiediamoci di cambiare questo nostro piccolo mondo, di rinnovare, di ricostruire. Forse molto, troppo, abbiamo perso, ma molto ci resta: forse non siamo la forza che in altri tempi avrebbe mosso la terra e il cielo, ma siamo ancora gli stessi, con la stessa voglia di lottare, di cercare, di trovare e di non cedere. Torniamo a volere la nostra Itaca. E se la troveremo povera non per questo Itaca ci avrà deluso. Fatti ormai saggi, con tutta l’esperienza addosso, già noi avremo capito ciò che Itaca vuole significare.
Una cittadina naufraga
P.S. Ringrazio Omero, Tennyson, Kavafis e Saba per l’aiuto nella redazione di questo messaggio”.