Il trailer!

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[ Spaghetti Spin Doctors Teaser n.2 from Daniele Di Veroli on Vimeo]

Gli spaghetti

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“Vattene, vattene perchè saremo governati da una massa di cretini” disse Pier Paolo Pasolini  al suo oste di fiducia poche ore prima di venire assassinato. “E ‘ndo vado? - risposte l’oste - Io sò cucinà solo gli spaghetti”.

L’uomo della strada

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senatovuoto.jpgE’ come sentirsi uomini della strada. Fa un certo effetto. Leggere i giornali, sbadigliare, guardare il solito panino di politici nei tiggì, cercare di capire questo e quello, arrivare alla conclusione che il più delle volte non ci sia nessun questo e nessun quello da capire. Come gli uomini della strada che a un certo punto dicono che la politica gli fa schifo, che gli fanno schifo tutti, e se ne devono andare a casa. Fa un certo effetto. Perchè poi quella è la gente sempre pronta a lamentarsi di ogni tiranno che poco prima aveva democraticamente votato. Sono quelli che, come scrive Matteo Bordone, “schifano la politica, schifano la collettività, schifano le tasse, se ne fregano di tutto tranne di dire che è una vergogna. Poi comandano e non fanno niente. O quello che fanno, lo fanno male. E continuano a lamentarsi, ma a voce più bassa, che non possono fare e hanno le manio legate”. Eppure viene voglia di dire basta. Sottosegretari, commissioni, grisaglia, apparato, palazzo. Venti pagine di giornale sulle polemiche parlamentari. Gli sprechi della politica e l’istituzione di una commissione che spreca per indagare sugli sprechi. Giocare e fare l’arbitro e legiferare e poi fare spallucce, tutto in una volta. Le diverse opzioni etico - politiche quasi all’improvviso diventano improvvisazioni fluide. Idee degradate ad abiti da cerimonia. La comunicazione ridotta a una menata insopportabile, che se ne frega dei fatti, delle decisioni prese, delle parole date. La cronica contraddizione tra le parole e i fatti. Tra i propositi dichiarati e i comportamenti effettivi. Luigi Pintor lo scriveva sull’Unità, addirittura nel 1983, ero appena nato: “Finché dura questo vuoto ideale e politico, le forze politiche non possono pretendere dalla gente una delega fiduciosa e convinta: in nome di che e per fare che? Nessuno chiede la luna; ma se non prendono evidenza nette discriminanti ideali e programmatiche, se ai miti contrapposti e trascinanti del passato si sostituisce un paesaggio politico indistinto, immagini omologate, e i partiti decadono a pure macchine elettorali, allora viene meno la ragione e la voglia di schierarsi”. E però subito rischia di cadere sulla testa come una tegola l’accusa bruciante di anti-politica. Tuttavia è forte l’impressione che non ci sia antipolitica più forte della politica stessa nel suo degrado. Quanto credito riformatore - come è stato giustamente detto - può pretendere una politica che non mostri di saper riformare se stessa? La Casta: ormai basta chiamarla come quel libro di emblematico successo. Tanti sogni utopici e poi naufragare alla buvette. La voglia di uomo forte, dicono i sondaggi. Tuttavia non c’è rabbia, al massimo delusione. Fare avanti e indietro, a un certo punto dire basta, ma poi non fidarsi di nessuno. Chi salverà l’Italia da cacciatori chiassosi, furbetti avidi e pappagalli impiccioni? Troppo caldo per pensarci. E se farà troppo caldo faranno una commissione sul riscaldamento globale, da riunirsi e verbalizzare in comode stanze con aria condizionata e stucchi di pregio. Si fa fatica a capire “la natura della corrente in cui siamo immersi”. Difficile modifare un sistema “dove uomini e partiti non hanno idee, o per idee si spacciano affocamenti di piccole passioni, urti di piccoli interessi, barbagli di piccoli vantaggi: dove si baratta per genio l’abilità, e per abilità qualcosa di peggio”. Parole, per capirci, di Giosuè Carducci a proposito del quinto ministero Depretis, nientemeno che nel 1883, un secolo fa, prima di nascere.

I saluti del Commissario

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Lo stimato commissario prefettizio Bruno Frattasi, nell’atto di lasciare il Municipio alla nuova amministrazione regolarmente eletta, incontra il “non-candidato” LDC: “Ah si, lei è stato un candidato virtuale, ricordo, come no. Ho visto anche sue fotografie sul magazine del Corriere della Sera…”. Qui il video dell’intervista.

Caste e casting

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L’Amaca di Michele Serra su Repubblica di ieri. “I quotidiani di ieri, che con pochissime eccezioni hanno eseguito il “facci sognare” di D´Alema a Consorte come una festosa fanfara, non saranno mica, per caso, gli stessi giornali italiani che (unici sul Pianeta Terra) dedicano ai leader politici dieci o quindici o pagine ogni giorno? E se sono gli stessi, come mai non si rendono conto che la cosiddetta “antipolitica”, inevitabilmente, riguarda anche loro, riguarda il loro casting di ogni giorno, riguarda il vincolo strettissimo e asfissiante che hanno stabilito, da casta a casta, con i politici e le loro parole, non tutte storiche, non tutte indispensabili, non tutte interessanti? Il sistema dei media, e specialmente quello dei giornali quotidiani, viene visto (specialmente dai giovani, che infatti non leggono i giornali) come parte integrante di questa politica, di questo sistema politico, di questi partiti. Non è abbastanza “terzo” per potersi permettere lo spregio del personale politico, perché ogni schizzo di fango sulla politica centra in pieno anche molte prime pagine. Bisognerebbe avere dimostrato ben altra indipendenza dalle trame di palazzo per permettersi di ergersi a giudici della politica stessa. Per il pubblico, che non è scemo, la campagna contro D´Alema oggi, e contro qualcun altro ieri e domani, è solo una campagna politica, non una campagna giornalistica. La differenza c´è. Eccome”.

Ecco il “caso Gaeta”

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Articolo di Sandra Cervone su Il Messaggero, cronaca di Latina. La città - e questo è il vero messaggio da cogliere - vuole «risorgere», ovvero «tornare a contare» su uno «sviluppo possibile per tutti» e sulla «libertà di autodeterminare il futuro». Chi non ha capito questo è stato battuto doppiamente poiché non è stato in grado di capire la direzione effettiva del “vento” che soffiava forte e voleva travolgere tutto. Un «terremoto positivo» per chiedere con insistenza un «ringiovanimento» della politica, sia dal punto di vista anagrafico che di metodi. Ha ragione Raimondi quando dice che, a vincere, non è stato lui, ma Gaeta: perché è scesa in piazza, perché ha sfidato i poteri forti, perché ha saputo dire «basta» ma anche gridare a voce alta le proprie istanze. Questo è il “caso Gaeta” da studiare e da capire, il “modello” da vagliare ed eventualmente da esportare in altre realtà. Gaeta “laboratorio” politico, dove a vincere sono stati innanzitutto l’affluenza alle urne ed il senso delle istituzioni. Cos’ha fatto Raimondi se non risvegliare nei più la voglia di partecipazione e di impegno attivo? E’ su questo che debbono interrogarsi i partiti tradizionali invece di cercare capri espiatori al di fuori dei propri confini. La folla che, dopo l’esito del ballottaggio, urlava «liberi! liberi!» non aveva altri registi che i cittadini stessi”.

Diario elettorale/ Vince l’Americano

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552586031_f6c9bb00c4_m.jpgAnthony l’Americano ce l’ha fatta. Questo ragazzo un po’ cresciuto che recita poesie ai comizi e studia il colore della giacca da indossare in tv, che parla di rivoluzioni di velluto e caste politiche di abbattere, cita Kennedy e Don Bosco, offre rose alle elettrici e babà agli avversari, sottobraccio a due “listarelle” civiche della società civile, oggi si ritrova sindaco di Gaeta. Il risultato del ballottaggio è stato netto: 7444 voti per Antonio Raimondi, il 56,1%, contro i 5825 andati al suo avversario della Cdl ed ex sindaco Massimo Magliozzi, fermo al 43,9%. Anthony ora guarda la piazza pienissima che lo accoglie festante, i cori che urlano libertà libertà, un tricolore che sventola. Ammira la strategia che lo ha portato fin lì. Contempla le truppe del Capitano Magliozzi mandate gambe all’aria, crollate sulla loro stessa avidità di potenza. Osserva le truppe umiliate del centrosinistra, scavalcate al primo turno e che ora vengono a baciare e stringere la mano, credendo di sentirsi un po’ meno sconfitti. Scruta la fila di quelli sempre pronti a salire sul carro del vincitore, pur di tirare a campare. Se ne sta lì in piedi, dinoccolato e sorridente. Nei suoi occhi soddisfatti passa un lampo di timore. “Ora viene il bello - pensa - ma pure il difficile”. Ringrazia tutti Raimondi, ma sa che la vittoria è solo sua. [continua]

Raimondi è il nuovo sindaco di Gaeta

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Antonio Raimondi è il nuovo sindaco di Gaeta. Il ballottaggio ha visto la vittoria del candidato “outsider” sostenuto da due liste civiche con il 56% (7444 voti), rispetto al candidato della Cdl ed ex sindaco Massimo Magliozzi fermo al 43% (5825 voti). L’affluenza ai seggi è stata alta: ha votato il 69,3% degli elettori, rispetto al 75,3% del primo turno. Un dato superiore sia alla media nazionale (63,2%) sia al precendente ballottaggio gaetano nel 1998 (63,7%). “Questa vittoria di Gaeta è la vittoria della politica e non del politichese” ha commentato a caldo il neosindaco, “noi siamo la Politica con la P, non maiuscola ma gigantesca, enorme”. Per spiegare la sua vittoria, che ha sbaragliato i partiti di centrosinistra così come quelli di centrodestra, sceglie una metafora da navigatori: “siamo entrati in mezzo ai galeoni di quella che sembrava l’invincibile armata e, con barche piccole e snelle, li abbiamo affondati”. In ogni caso il nuovo sindaco di Gaeta me l’aveva detto, proprio il giorno prima, all’uscita dei seggi elettorali ancora aperti. Al minuto 6 del video. Mi aveva abbracciato e mi aveva confessato: “Io devo dire una cosa, caro dottor Di Ciaccio. Se vincerò lo devo a lei, perché lei si è ritirato”. Quindi sono il vincitore morale? “Si, ma tanto i vincitori morali non contano”.

Ballottaggio Gaeta, dati e risultati

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>> Ministero dell’Interno: risultati in tempo reale - affluenza
>> Il sito del Comune di Gaeta con i dati delle sezioni
>> Dati, exit poll e notizie in tempo reale su Telefree.it

Prima del ballottaggio

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magliozzi_raimondi.jpgIeri sono stato agli ultimi comizi e ho scattato un po’ di foto. C’erano striscioni e c’erano rose, mani alzate e qualche lacrima, ma climi completamente diversi da un candidato all’altro, dal Capitano all’Americano. La sera c’è stato un concerto di Anna Tantagelo e Gigi D’Alessio a favore del candidato del centrodestra, altri ci sono stati e hanno preso nota. In effetti, nell’ultima giornata di campagna elettorale, entrambi i candidati hanno sfoderato dalla manica delle promesse i big per la loro futura giunta comunale, dal dj Coccoluto al cantane D’Alessio. Domani, finalmente si vota. Su telefree.it ci sono gli ultimi appelli elettorali: l’appello di Magliozzi e l’appello di Raimondi. Su golfotv.it c’è un’intervista doppia, stile Iene, ai due candidati.


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