Gli spaghetti

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“Vattene, vattene perchè saremo governati da una massa di cretini” disse Pier Paolo Pasolini  al suo oste di fiducia poche ore prima di venire assassinato. “E ‘ndo vado? - risposte l’oste - Io sò cucinà solo gli spaghetti”.

L’uomo della strada

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senatovuoto.jpgE’ come sentirsi uomini della strada. Fa un certo effetto. Leggere i giornali, sbadigliare, guardare il solito panino di politici nei tiggì, cercare di capire questo e quello, arrivare alla conclusione che il più delle volte non ci sia nessun questo e nessun quello da capire. Come gli uomini della strada che a un certo punto dicono che la politica gli fa schifo, che gli fanno schifo tutti, e se ne devono andare a casa. Fa un certo effetto. Perchè poi quella è la gente sempre pronta a lamentarsi di ogni tiranno che poco prima aveva democraticamente votato. Sono quelli che, come scrive Matteo Bordone, “schifano la politica, schifano la collettività, schifano le tasse, se ne fregano di tutto tranne di dire che è una vergogna. Poi comandano e non fanno niente. O quello che fanno, lo fanno male. E continuano a lamentarsi, ma a voce più bassa, che non possono fare e hanno le manio legate”. Eppure viene voglia di dire basta. Sottosegretari, commissioni, grisaglia, apparato, palazzo. Venti pagine di giornale sulle polemiche parlamentari. Gli sprechi della politica e l’istituzione di una commissione che spreca per indagare sugli sprechi. Giocare e fare l’arbitro e legiferare e poi fare spallucce, tutto in una volta. Le diverse opzioni etico - politiche quasi all’improvviso diventano improvvisazioni fluide. Idee degradate ad abiti da cerimonia. La comunicazione ridotta a una menata insopportabile, che se ne frega dei fatti, delle decisioni prese, delle parole date. La cronica contraddizione tra le parole e i fatti. Tra i propositi dichiarati e i comportamenti effettivi. Luigi Pintor lo scriveva sull’Unità, addirittura nel 1983, ero appena nato: “Finché dura questo vuoto ideale e politico, le forze politiche non possono pretendere dalla gente una delega fiduciosa e convinta: in nome di che e per fare che? Nessuno chiede la luna; ma se non prendono evidenza nette discriminanti ideali e programmatiche, se ai miti contrapposti e trascinanti del passato si sostituisce un paesaggio politico indistinto, immagini omologate, e i partiti decadono a pure macchine elettorali, allora viene meno la ragione e la voglia di schierarsi”. E però subito rischia di cadere sulla testa come una tegola l’accusa bruciante di anti-politica. Tuttavia è forte l’impressione che non ci sia antipolitica più forte della politica stessa nel suo degrado. Quanto credito riformatore - come è stato giustamente detto - può pretendere una politica che non mostri di saper riformare se stessa? La Casta: ormai basta chiamarla come quel libro di emblematico successo. Tanti sogni utopici e poi naufragare alla buvette. La voglia di uomo forte, dicono i sondaggi. Tuttavia non c’è rabbia, al massimo delusione. Fare avanti e indietro, a un certo punto dire basta, ma poi non fidarsi di nessuno. Chi salverà l’Italia da cacciatori chiassosi, furbetti avidi e pappagalli impiccioni? Troppo caldo per pensarci. E se farà troppo caldo faranno una commissione sul riscaldamento globale, da riunirsi e verbalizzare in comode stanze con aria condizionata e stucchi di pregio. Si fa fatica a capire “la natura della corrente in cui siamo immersi”. Difficile modifare un sistema “dove uomini e partiti non hanno idee, o per idee si spacciano affocamenti di piccole passioni, urti di piccoli interessi, barbagli di piccoli vantaggi: dove si baratta per genio l’abilità, e per abilità qualcosa di peggio”. Parole, per capirci, di Giosuè Carducci a proposito del quinto ministero Depretis, nientemeno che nel 1883, un secolo fa, prima di nascere.

Diario elettorale/ Vince l’Americano

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552586031_f6c9bb00c4_m.jpgAnthony l’Americano ce l’ha fatta. Questo ragazzo un po’ cresciuto che recita poesie ai comizi e studia il colore della giacca da indossare in tv, che parla di rivoluzioni di velluto e caste politiche di abbattere, cita Kennedy e Don Bosco, offre rose alle elettrici e babà agli avversari, sottobraccio a due “listarelle” civiche della società civile, oggi si ritrova sindaco di Gaeta. Il risultato del ballottaggio è stato netto: 7444 voti per Antonio Raimondi, il 56,1%, contro i 5825 andati al suo avversario della Cdl ed ex sindaco Massimo Magliozzi, fermo al 43,9%. Anthony ora guarda la piazza pienissima che lo accoglie festante, i cori che urlano libertà libertà, un tricolore che sventola. Ammira la strategia che lo ha portato fin lì. Contempla le truppe del Capitano Magliozzi mandate gambe all’aria, crollate sulla loro stessa avidità di potenza. Osserva le truppe umiliate del centrosinistra, scavalcate al primo turno e che ora vengono a baciare e stringere la mano, credendo di sentirsi un po’ meno sconfitti. Scruta la fila di quelli sempre pronti a salire sul carro del vincitore, pur di tirare a campare. Se ne sta lì in piedi, dinoccolato e sorridente. Nei suoi occhi soddisfatti passa un lampo di timore. “Ora viene il bello - pensa - ma pure il difficile”. Ringrazia tutti Raimondi, ma sa che la vittoria è solo sua. [continua]

Raimondi è il nuovo sindaco di Gaeta

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Antonio Raimondi è il nuovo sindaco di Gaeta. Il ballottaggio ha visto la vittoria del candidato “outsider” sostenuto da due liste civiche con il 56% (7444 voti), rispetto al candidato della Cdl ed ex sindaco Massimo Magliozzi fermo al 43% (5825 voti). L’affluenza ai seggi è stata alta: ha votato il 69,3% degli elettori, rispetto al 75,3% del primo turno. Un dato superiore sia alla media nazionale (63,2%) sia al precendente ballottaggio gaetano nel 1998 (63,7%). “Questa vittoria di Gaeta è la vittoria della politica e non del politichese” ha commentato a caldo il neosindaco, “noi siamo la Politica con la P, non maiuscola ma gigantesca, enorme”. Per spiegare la sua vittoria, che ha sbaragliato i partiti di centrosinistra così come quelli di centrodestra, sceglie una metafora da navigatori: “siamo entrati in mezzo ai galeoni di quella che sembrava l’invincibile armata e, con barche piccole e snelle, li abbiamo affondati”. In ogni caso il nuovo sindaco di Gaeta me l’aveva detto, proprio il giorno prima, all’uscita dei seggi elettorali ancora aperti. Al minuto 6 del video. Mi aveva abbracciato e mi aveva confessato: “Io devo dire una cosa, caro dottor Di Ciaccio. Se vincerò lo devo a lei, perché lei si è ritirato”. Quindi sono il vincitore morale? “Si, ma tanto i vincitori morali non contano”.

Prima del ballottaggio

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magliozzi_raimondi.jpgIeri sono stato agli ultimi comizi e ho scattato un po’ di foto. C’erano striscioni e c’erano rose, mani alzate e qualche lacrima, ma climi completamente diversi da un candidato all’altro, dal Capitano all’Americano. La sera c’è stato un concerto di Anna Tantagelo e Gigi D’Alessio a favore del candidato del centrodestra, altri ci sono stati e hanno preso nota. In effetti, nell’ultima giornata di campagna elettorale, entrambi i candidati hanno sfoderato dalla manica delle promesse i big per la loro futura giunta comunale, dal dj Coccoluto al cantane D’Alessio. Domani, finalmente si vota. Su telefree.it ci sono gli ultimi appelli elettorali: l’appello di Magliozzi e l’appello di Raimondi. Su golfotv.it c’è un’intervista doppia, stile Iene, ai due candidati.

Diario elettorale/ I veleni

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elezionigaeta7big.JPGFurie che si abbattono nel venticello della sera, abilità oratorie sfoderate come mitraglie, senza esclusione di colpi, minacce che trasudano negli angoli della città. Alla fine di una campagna gaetana che pare non finire mai vola di tutto. Stracci, veleni e qualche insulto. Il Capitano e l’Americano battono palmo a palmo il terreno della città, spuntano tra le frequenze radiofoniche e televisive, conquistano i siti internet locali dove i loro ultras si scannano allegramente. Una campagna al vetriolo, come nessun gaetano di buona memoria ricordava. Pure il vecchio sindaco diccì Pasquale Corbo, che ne ha viste tante e ora ha deciso di testimoniare il suo appoggio all’outsider Raimondi, se ne è accorto a sue spese. Mesi fa l’aveva detto: “Gaeta è una città bellissima, ma i suoi abitanti a volte sono infidi, dotato di una formidabile capacità di odio”. Pareva echeggiare il solito epiteto gaetano della “razza caina”. E perfino quel “paradiso abitato da diavoli” a cui spesso Benedetto Croce paragonava il Meridione. In questa settimana, il vecchio Corbo, si è ritrovato tirato per i piedi dai suoi avversari, che ai suoi forbiti discorsi hanno risposto in maniera, diciamo così, alquanto spicciola: “Ancora si permette di parlare, ma se sta più morto che vivo!”. Quanti diavoli, insomma, si aggirano per il paradiso gaetano alla vigila del voto. L’avvocato Matarazzo, immarcescibile marpione democristiano, urla e sputacchia dai palchi dei comizi del centrodestra che Raimondi è “un’idiota”, per precisare subito dopo con tocco puerilmente sopraffino: “nel senso greco del termine”. E quelli delle sue liste civiche sono “pirati senza anima, assetati di sangue”. E giù con una valanga di insinuazioni da lasciare intontita perfino la scafata platea dei sodali del centrodestra. Pare già di sentire le cannonate sullo sfondo. E il masaniello Antonio Ciano, a fianco del suo alleato Raimondi, gli replica con una durissima invettiva, contro “gli avvocaticchi pidocchi”, “i delinquenti politici”, “la casa delle libertà che presto diventerà casa circondariale”, rivela il compenso percepito da Matarazzo come avvocato di quella autorità portuale su cui da un giorno all’altro cessò le sue obiezioni, e poi mostra le carte - svelate dal commissario prefettizio, su cui la Finanza sta indagando - degli sprechi e dei clientelismi del Comune di Gaeta negli ultimi anni, con tanto di nomi, cognomi e somme, figli, sorelle, mariti, amanti e chi più ne ha più ne metta. Si attendono altre repliche, altre controrepliche. Si combatte senza esclusione di colpi e senza riguardo per nulla. “Non ci capisco più un cazzo!” declama il Capitano Magliozzi con le vene gonfie sulla nave che affonda. “Ve ne dovete andare affanculo!” urla il pubblico di Antonhy l’Americano pronto al sorpasso finale e lui senza scomporsi fa si con la testa. Ai comizi la gente assiste in parte suggestionata e in parte impassibile. Come se questi giorni di veleni e di urla fossero la necessaria catarsi per un’epoca nuova, il rito sacrificale su cui immolarsi di fronte al bivio che sancirà il futuro di Gaeta. E’ una scelta storica quella di domenica e lunedì? Si. E’ uno scontro tra due Gaeta al bivio? Insisto: si. E’ una battaglia per riprendersi il futuro dai diavoli che lo hanno sottratto agli abitanti di questo bel paesone? Ebbene: si. [continua]

Spaghetti elettorali del 2° turno

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Grazie alle telecamere di Telefree.it, ancora una volta il “non candidato” a confronto coi candidati veri al ballottaggio delle elezioni gaetane. Qui con Raimondi che accusa l’avversario di essersi ripreso indietro il santino che gli aveva regalato nel corso dell’ultimo duello tv. Qui con Magliozzi che mi consiglia di riprovarci ancora e promette al suo antagonista di regalargli le tipiche “palle ciotte” di una pasticceria gaetana.

Conosco un uomo che ce la può fare

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20070510_173155_1130.jpgAnthony l’Americano vuole fare il sindaco in una ridente cittadina tirrenica, e ci crede molto. Credeva un po’ pure in me quando sono sceso in campo, ed è uno dei motivi per cui gli sono affezionato. “Siamo in una fase peggiore del ‘92 quando in pochi mesi Mani Pulite ha spazzato via la vecchia nomenclatura. Ma la rivoluzione di cui oggi Gaeta è alla testa è una rivoluzione che non stiamo facendo con Di Pietro, ma che parte dal basso, dai voi cittadini. C’è aria di primavera nella nostra città, di una innovazione che toccherà tutta l’Italia e di cui noi siamo portatori”.

Diario elettorale/ Il Capitano e l’Americano

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elezionigaeta6_big.jpgSotto il campanile del municipio stanno tutti col naso all’insù. Il vento fa i capricci, il vessillo gaetano bianco e rosso non vuole saperne di infilarsi sul pennone. Fasce tricolori, secche o panciute che siano, non se ne vedono, neanche un commissario per chiacchierar. L’ex sindaco Magliozzi arriva sgommando, parcheggia la sua berlina scura al centro dell’incrocio tra la piazza e il lungomare, scende e stringe qualche mano, si fa una risata, neanche un vigile urbano per multar. Il brigante Ciano passeggia con la telecamerina nella mano, dice che non la vuole posare neanche se diventasse assessore nella giunta del suo amico Raimondi, “sono uno di strada, io”. La banda musicale suona a passo di marcia. Un gruppetto di consiglieri comunali mancati confabula ai tavoli del bar. Qualche santino elettorale stracciato e calpestato spunta agli angoli dei marciapiedi. I santi quelli veri, quelli patroni della città, stanno invece per uscire in processione. Ma a quale santo si voteranno Anthony l’Americano e Massimo il Capitano per la sfida elettorale che li attende, la resa dei conti del secondo turno? “Il ballottaggio che non ti aspetti” ha titolato Il Messaggero all’indomani dei risultati. Qualche giornale locale parla di “laboratorio politico”. “E’ una città drogata dall’antipolitica” secondo gli umori spiazzati di certa destra e certa sinistra. “E’ una terra che vuole risorgere” dicono i più convinti nella tribù dei raimondiani. Certamente pare assai volubile questa Gaeta sospesa tra un voto e l’altro, sballottata dalle sirene del ballottaggio comunale, questo paese anguilla che non vuole concedersi mai completamente e, difatti, quando va a votare celebra le croci e le delizie del “voto disgiunto”, vera novità di quest’ultima tornata elettorale. [continua]

Diario elettorale/ Primo turno all’ultimo voto

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elezionigaeta51.JPGE’ come col vento di fuori, che ora sembra soffiare in una direzione e ora in un’altra. Gaeta ha votato, si contano le schede. A metà pomeriggio Anthony l’Americano passeggia sulle scale del Municipio, punta gli occhi sulla prima telecamera che trova, “lo sentite questo vento oggi, è il vento del cambiamento”. Più o meno alla stessa ora Pasqualino il Freddo se ne sta appoggiato a una macchina davanti al comitato elettorale del centrosinistra, sul corso. In faccia ha una smorfia che non sa se tramutarsi in sorriso. “Posso solo aspettare, ormai ho rinunciato a seguire i dati, cambiano ogni due minuti”. Pacche di incoraggiamento sulle spalle. “Rientriamo dentro, che comincia a piovere”. Pioverà, e poi smetterà, e poi ripioverà ancora. E lo spoglio di queste strane elezioni comunali sembra non smettere mai. Cinque anni fa il sole picchiava sulla piazza, nel giro di un’ora dalla chiusura dei seggi non c’erano storie: 60% per il centrodestra, Magliozzi sindaco al primo turno. L’avversario Di Ciaccio, con un sorriso sportivo, dichiarava l’affondamento del centrosinistra dopo otto anni di amministrazione. Il Capitano girava per la piazza stringendo mani sottobraccio all’onorevole. Pochi giornalisti della carta stampata prendevano appunti, l’ora dell’aperitivo tutto sommato non ne uscì granché turbata. Cinque anni dopo soffiano venti di bufera su Gaeta, fa pure un po’ freddo, Capitan Magliozzi non esce dalla sua sede, “bisogna vedere se la gente non è rimasta troppo traumatizzata dalla mia caduta a novembre, dall’arrivo del commissario, dalle malelingue” dice. Manda il fratello Damiano in avanscoperta, davanti al maxischermo dove scorrono i dati. In fondo anche Damiano è candidato: così quando lui, il fratello imprenditore, si infilerà alle riunioni dell’altro, il fratello sindaco, nessuno potrà avere nulla da obiettare. Dal primo pomeriggio il centro cittadino si affolla di passanti, cronisti, telecamere più o meno dilettanti. Nei bar le tv sono accese sulla telestreet paesana Tmo. Sotto la galleria si tira tardi con una specie di talk show elettorale all’aperto, organizzato da un sito internet. In Rete i numeri si susseguono come schegge impazzite. “Mai vista un’elezione così” commenta Sandra Cervone, giornalista del Messaggero e veterana delle cronache locali. Comincia a calare la sera e nessuno ancora si azzarda a dire come andrà a finire. [continua]


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