“Io sono Nessuno”

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Lettera di “una cittadina naufraga” sul sito Telefree.it. Io sono Nessuno, come Ulisse nell’antro di Polifemo. E come Nessuno sono arrivata in capo al mondo, ho sfidato il mondo, la furia di Nettuno, il Sole, i giganti, Lestrigoni e Ciclopi, e ho vinto. Solo nella mia città, questa città che ha tanto il sapore di una lontana Itaca, non sono arrivata, non sono stata ascoltata, non ho avuto la mia possibilità. Perché? Perché io sono Nessuno, non sono l’ ‘amica di’, la ‘cugina di’, per questo sono rimasta lontana, e il mio seppure non domato spirito ho sospinto al largo per fuggire l’insidia. Ma in fondo a questo cuore ho sempre saputo che né Calipso, né Circe il mio animo hanno piegato, che a nulla giova un ricco splendido albergo a chi vive in terra straniera. E ora finalmente sento che il vento ha cambiato direzione, che forse torna a gonfiare le vele, che offre a chi è naufrago l’opportunità di superare il canto mendace delle Sirene e tornare a crederci, e a sperare. Per questa speranza rinata allora chiediamoci di cambiare il mondo. E se non possiamo cambiare il mondo, allora chiediamoci di cambiare questo nostro piccolo mondo, di rinnovare, di ricostruire. Forse molto, troppo, abbiamo perso, ma molto ci resta: forse non siamo la forza che in altri tempi avrebbe mosso la terra e il cielo, ma siamo ancora gli stessi, con la stessa voglia di lottare, di cercare, di trovare e di non cedere. Torniamo a volere la nostra Itaca. E se la troveremo povera non per questo Itaca ci avrà deluso. Fatti ormai saggi, con tutta l’esperienza addosso, già noi avremo capito ciò che Itaca vuole significare.
Una cittadina naufraga
P.S. Ringrazio Omero, Tennyson, Kavafis e Saba per l’aiuto nella redazione di questo messaggio”.

Diario elettorale/ I veleni

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elezionigaeta7big.JPGFurie che si abbattono nel venticello della sera, abilità oratorie sfoderate come mitraglie, senza esclusione di colpi, minacce che trasudano negli angoli della città. Alla fine di una campagna gaetana che pare non finire mai vola di tutto. Stracci, veleni e qualche insulto. Il Capitano e l’Americano battono palmo a palmo il terreno della città, spuntano tra le frequenze radiofoniche e televisive, conquistano i siti internet locali dove i loro ultras si scannano allegramente. Una campagna al vetriolo, come nessun gaetano di buona memoria ricordava. Pure il vecchio sindaco diccì Pasquale Corbo, che ne ha viste tante e ora ha deciso di testimoniare il suo appoggio all’outsider Raimondi, se ne è accorto a sue spese. Mesi fa l’aveva detto: “Gaeta è una città bellissima, ma i suoi abitanti a volte sono infidi, dotato di una formidabile capacità di odio”. Pareva echeggiare il solito epiteto gaetano della “razza caina”. E perfino quel “paradiso abitato da diavoli” a cui spesso Benedetto Croce paragonava il Meridione. In questa settimana, il vecchio Corbo, si è ritrovato tirato per i piedi dai suoi avversari, che ai suoi forbiti discorsi hanno risposto in maniera, diciamo così, alquanto spicciola: “Ancora si permette di parlare, ma se sta più morto che vivo!”. Quanti diavoli, insomma, si aggirano per il paradiso gaetano alla vigila del voto. L’avvocato Matarazzo, immarcescibile marpione democristiano, urla e sputacchia dai palchi dei comizi del centrodestra che Raimondi è “un’idiota”, per precisare subito dopo con tocco puerilmente sopraffino: “nel senso greco del termine”. E quelli delle sue liste civiche sono “pirati senza anima, assetati di sangue”. E giù con una valanga di insinuazioni da lasciare intontita perfino la scafata platea dei sodali del centrodestra. Pare già di sentire le cannonate sullo sfondo. E il masaniello Antonio Ciano, a fianco del suo alleato Raimondi, gli replica con una durissima invettiva, contro “gli avvocaticchi pidocchi”, “i delinquenti politici”, “la casa delle libertà che presto diventerà casa circondariale”, rivela il compenso percepito da Matarazzo come avvocato di quella autorità portuale su cui da un giorno all’altro cessò le sue obiezioni, e poi mostra le carte - svelate dal commissario prefettizio, su cui la Finanza sta indagando - degli sprechi e dei clientelismi del Comune di Gaeta negli ultimi anni, con tanto di nomi, cognomi e somme, figli, sorelle, mariti, amanti e chi più ne ha più ne metta. Si attendono altre repliche, altre controrepliche. Si combatte senza esclusione di colpi e senza riguardo per nulla. “Non ci capisco più un cazzo!” declama il Capitano Magliozzi con le vene gonfie sulla nave che affonda. “Ve ne dovete andare affanculo!” urla il pubblico di Antonhy l’Americano pronto al sorpasso finale e lui senza scomporsi fa si con la testa. Ai comizi la gente assiste in parte suggestionata e in parte impassibile. Come se questi giorni di veleni e di urla fossero la necessaria catarsi per un’epoca nuova, il rito sacrificale su cui immolarsi di fronte al bivio che sancirà il futuro di Gaeta. E’ una scelta storica quella di domenica e lunedì? Si. E’ uno scontro tra due Gaeta al bivio? Insisto: si. E’ una battaglia per riprendersi il futuro dai diavoli che lo hanno sottratto agli abitanti di questo bel paesone? Ebbene: si. [continua]

E Raimondi prepara l’ultimo sorpasso

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Articolo di Sandra Cervone sulla cronaca di Latina del Messaggero di oggi. Sarà un concerto di Anna Tatangelo a concludere la campagna elettorale di Massimo Magliozzi e la Casa delle Libertà, questa sera, a Gaeta. Dopo i comizi e prima del silenzio di riflessione, quindi, una bella voce per invitare gli elettori a ridare fiducia all’ex-sindaco. «Ho fiducia nei cittadini -dice Magliozzi- il mio punto di forza è proprio nell’approccio che ho sempre avuto con la gente. E sento che non mi deluderà».  Ma anche il suo avversario, Antonio Raimondi, sente che Gaeta vuole lasciarsi guidare da lui verso la rinascita, la «rivoluzione pacifica» nata «dal basso» addirittura un anno fa. Anthony - come lo chiamano i suoi - vuole inaugurare una «nuova stagione politica», diversa, che «anticiperà quanto accadrà presto in tutta Italia». Non il «trionfo dell’antipolitica», come gli rimproverano gli avversari, ma una «primavera» che darà, ai più, entusiasmo e voglia di partecipazione attiva. «A vincere non sarò io - ripete Raimondi nei comizi - ma sarà il popolo di Gaeta». Accompagnato dall’ex-sindaco Pasquale Corbo e dal fedele alleato Antonio Ciano, Anthony ha condotto una campagna elettorale particolare che ha già attirato l’attenzione dei media nazionali che parlano di un “caso Gaeta”. Ma gli avversari non ci stanno e continuano a guardare con diffidenza il suo exploit, cucendogli addosso etichette e sputando, non di rado, veleni. Eppure i confronti diretti tra Magliozzi e Raimondi sono stati all’insegna della cordialità, come si addice a due candidati che si sfidano democraticamente per diventare primi cittadini di una comunità. Una comunità moderata che chiede risposte alle proprie istanze di miglioramento”.

In mezzo al faccia a faccia

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conf.jpgMancano due giorni alla chiusura definitiva della lunga campagna elettorale gaetana. Il clima in città si è fatto piuttosto teso, e i due avversari sono ai ferri corti. Intanto Telefree.it ha organizzato una serie di confronti tra i due candidati al ballottaggio delle elezioni gaetane, Magliozzi e Raimondi. A moderarli sono stati chiamati vari giornalisti e freelance dell’informazione locale. Il sottoscritto ha avuto il compito di chiudere la serie. Gli ho chiesto qualcosa sull’economia, sulla redistribuzione sociale (su cui la giunta Magliozzi ha operato in maniera come minimo opaca) e sugli immancabili primi cento giorni di governo. Si può vedere qui.

Spaghetti elettorali del 2° turno

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Grazie alle telecamere di Telefree.it, ancora una volta il “non candidato” a confronto coi candidati veri al ballottaggio delle elezioni gaetane. Qui con Raimondi che accusa l’avversario di essersi ripreso indietro il santino che gli aveva regalato nel corso dell’ultimo duello tv. Qui con Magliozzi che mi consiglia di riprovarci ancora e promette al suo antagonista di regalargli le tipiche “palle ciotte” di una pasticceria gaetana.

Conosco un uomo che ce la può fare

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20070510_173155_1130.jpgAnthony l’Americano vuole fare il sindaco in una ridente cittadina tirrenica, e ci crede molto. Credeva un po’ pure in me quando sono sceso in campo, ed è uno dei motivi per cui gli sono affezionato. “Siamo in una fase peggiore del ‘92 quando in pochi mesi Mani Pulite ha spazzato via la vecchia nomenclatura. Ma la rivoluzione di cui oggi Gaeta è alla testa è una rivoluzione che non stiamo facendo con Di Pietro, ma che parte dal basso, dai voi cittadini. C’è aria di primavera nella nostra città, di una innovazione che toccherà tutta l’Italia e di cui noi siamo portatori”.

Ballottaggio: nessun apparentamento

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Per il ballottaggio del 10/11 giugno a Gaeta tra Massimo Magliozzi (Cdl) e Antonio Raimondi (civico) non ci sarà nessun apparentamento ufficiale dei candidati con liste non passate al primo turno. Tuttavia il quadro delle alleanze e degli appoggi è abbastanza univoco. Tutti i candidati esclusi al primo turno si sono schierati contro l’ex sindaco Magliozzi. Dunque daranno il loro appoggio al candidato civico Raimondi: la coalizione di centrosinistra di Magliuzzi, gli Autonomi di centro dell’ex forzista La Croix, la civica Progetto Gaeta dell’ex di entrambi i poli Lieto.

Diario elettorale/ Il Capitano e l’Americano

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elezionigaeta6_big.jpgSotto il campanile del municipio stanno tutti col naso all’insù. Il vento fa i capricci, il vessillo gaetano bianco e rosso non vuole saperne di infilarsi sul pennone. Fasce tricolori, secche o panciute che siano, non se ne vedono, neanche un commissario per chiacchierar. L’ex sindaco Magliozzi arriva sgommando, parcheggia la sua berlina scura al centro dell’incrocio tra la piazza e il lungomare, scende e stringe qualche mano, si fa una risata, neanche un vigile urbano per multar. Il brigante Ciano passeggia con la telecamerina nella mano, dice che non la vuole posare neanche se diventasse assessore nella giunta del suo amico Raimondi, “sono uno di strada, io”. La banda musicale suona a passo di marcia. Un gruppetto di consiglieri comunali mancati confabula ai tavoli del bar. Qualche santino elettorale stracciato e calpestato spunta agli angoli dei marciapiedi. I santi quelli veri, quelli patroni della città, stanno invece per uscire in processione. Ma a quale santo si voteranno Anthony l’Americano e Massimo il Capitano per la sfida elettorale che li attende, la resa dei conti del secondo turno? “Il ballottaggio che non ti aspetti” ha titolato Il Messaggero all’indomani dei risultati. Qualche giornale locale parla di “laboratorio politico”. “E’ una città drogata dall’antipolitica” secondo gli umori spiazzati di certa destra e certa sinistra. “E’ una terra che vuole risorgere” dicono i più convinti nella tribù dei raimondiani. Certamente pare assai volubile questa Gaeta sospesa tra un voto e l’altro, sballottata dalle sirene del ballottaggio comunale, questo paese anguilla che non vuole concedersi mai completamente e, difatti, quando va a votare celebra le croci e le delizie del “voto disgiunto”, vera novità di quest’ultima tornata elettorale. [continua]

Sempre più lontano

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2giugno.jpgSfogo di Giuseppe A. Veltri, da Londra, sul suo blog, una questione su cui è difficile alzare le spalle. “Non saprei dirvi quando si sia verificato. Forse qualche mese fa o forse da più tempo. Non saprei dirvi quando ho perso la speranza che l’Italia possa diventare migliore di quello che e’ e che fosse nel mio futuro viverci. Non sono una persona che getta la spugna facilmente, chi mi conosce lo sa, ma ora, lo sento, ho perso la speranza. Non e’ stato particolarmente traumatico, non e’ stato come scoprire di aver fatto un madornale errore o di essere stati incredibilmente stupidi. E’ stato, piuttosto, come l’accettare qualcosa di ineludibile, un po’ come si accetta l’inevitabilità della morte e si viene a patti con essa. Quando ero all’università, ripetevo con alcuni cari amici il mantra ‘Il mondo e’ cambiato, nonostante lo scetticismo degli intellettuali e la paura dei deboli’. Il mondo, l’Italia meno. Ho perso la speranza e mi e’ rimasta soltanto rabbia. Una rabbia antica, amara, meridionale, che arde impetuosa e mi impedisce di essere indifferente. Qualcuno mi disse ‘Tu hai due condanne: sei italiano e sei meridionale. Prima devi fuggire dal meridione e poi devi fuggire dall’Italia’. Aveva ragione…”.

I partiti si interrogano sul boom delle civiche

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Dopo il primo turno elettorale a Gaeta, analisi di Sandra Cervone su Il Messaggero: Proseguono, a Gaeta, i postumi della sbornia elettorale. O della batosta. O, se preferite, della “rivoluzione dal basso” che ha interessato la città, sbalzando partiti e movimenti di centrodestra e centrosinistra dai troni conquistati negli anni. Le valutazioni dei risultati sono ancora troppo imbevute di rancore e sorpresa per essere ponderate e moderate. Le “accuse” reciproche, interne ed esterne agli schieramenti tradizionali, non permettono, pertanto, la giusta serenità. Eppure quel “vento nuovo” che stava per travolgere argini e fortini, era stato avvistato da mesi. Puntualmente sottovalutato o snobbato. Il vento della rinnovata voglia di partecipazione che ha portato alla formazione di tanti (troppi?) movimenti politici e liste civiche, solleticando la curiosità e favorendo il “sogno” di tanti. Sogno di migliorare Gaeta o di arrivare al Palazzo? Poco importa: l’importante era posizionarsi ai nastri di partenza e gareggiare…”.


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